Quando ero piccola, mia mamma, donna piissima e di chiesa (cattolica), mi raccontava spesso la parabola dei talenti. Come sapete non sono una donna di chiesa, anzi, sono la cosa più lontana da una chiesa (dopo Marilyn Manson e roba simile, ovviamente) che possiate immaginare, e forse anche la cosa più lontana da una donna, anche se fattezze e cromosomi potrebbero non essere d’accordo con questa affermazione.
Dicevo, che mi raccontava spesso questa favola, come una specie di piccola-grande lezione di vita, a mio parere particolare, se associata ad una religione il cui motto è *se nasci povero e muori povero -ma credi fortemente nel creatore- poi vai nel regno dei cieli, osanna*, la trovavo molto più adatta a nonsoquale filone dell’anglicanesimo (non sono un genio sull’argomento, abbiate pietà), secondo cui *se nasci povero e muori povero, poniti delle domande: magari è perché te lo meriti, cocomeri* ma va beh.
Per chi non la conoscesse parla di un tizio -ricco, si presume- che, prima di partire per un viaggio, lascia a tre sudditi un tot di talenti: ad uno -fortunello- ne toccano 5, ad un altro così così ne capitano 2, a quello sfigato 1.
Quello fortunello al posto di spenderseli in cocaina ed escort di prima classe decide di darsi da fare e li fa fruttare.
Quello così così al posto di pettinare le bambole e fare il *figlio del ricco che però fa il punkabbestia per andare controcorrente, mentre in realtà cerca solo l’attenzione del padre*, magari gli rode un po’, magari è vagamente genovese (ehm) ed inizialmente mugugna, ma poi fa del suo meglio per migliorare la propria condizione.
Quello sfigato invece, il suo talento lo tiene al caldo, senza per questo sperperare o fare baldoria (con un talento, mi direte, di sti tempi non ci vai nemmeno in pizzeria), però nemmeno si da da fare per provare a migliorare la sua situazione di sfigato.
Non ci vuole un genio per capire, chi, al ritorno del tizio dal viaggio (non ci è dato sapere altro) avrà ricchi premi e cotillon e chi invece verrà perculato nei secoli dei secoli amen.
Come non ci vuole un genio capire il significato della parabola.
Io penso che sia umano lagnarsi, e mettere da parte il proprio talento (che questo sia intelligenza, astuzia, ricchezza, poco importa) per un po’ per dedicarsi ad altro e magari svegliarsi una mattina e sentirsi una caccola e ricominciare a battersi per raggiungere un obiettivo. Ho passato tutte queste fasi, e sto ancora lottando per far fruttare al meglio quello che ho e quello che mi è stato donato.
Però penso anche che ci siano tre tipi di persone, non solo due:
- quelle che vanno a bomba e fruttano tantissimo da subito, li stimo ed un giorno vorrei essere in questa categoria.
- Quelle che mettono da parte tutto per varie ed eventuali e poi si ritrovano a non poter fare molto se non arrancare (ed alcune iniziano a provarci ogni giorno).
- Quelle che prendono le fortune che hanno, i talenti -gli euri-, le passioni, l’intelligenza, le capacità, e le buttano nel cesso con tanto di tiro della catena e poi inscenano il solito psicodramma.
Mia mamma mi raccontava anche che chi si fa i cazzi suoi campa cent’anni (non detta così, ma con la storia della pagliuzza nell’occhio altrui e della trave nel proprio), ma tant’è se c’è una cosa che continuo a non tollerare è chi, pur avendo avuto molto, persiste nel sostenere di non avere nulla, ma soprattutto butta via l’ intero pacchetto per un capriccio.
Certo, io devo imparare a farmi gli affari miei o schiatterò giovane, ma sono una donna pensante, e parlante, e queste cose prima o poi sarebbero venute fuori dalla mia testolina, e le avrei scritte comunque. Prendere o lasciare.
Son cose.

Le notizie sono ovviamente poche, come gli aggiornamenti, ma ci sono:

La donna delle svolte drastiche, con crisi esistenziali riguardanti il passato, e crisi di panico pensando al futuro.
Insomma, in perenne recessione-mentale.






Perle di saggezza ed altre storie.
11 Apr
Vi ho giò detto che negli ultimi due annetti mi sono arrivate delle proposte indecenti (nel senso che facevano schifo), principalmente da:
In tutto ciò credo di aver detto qualche volta (o spesso? Ve beh, che importa) che la ceretta è dolorosa, che il ciclo mi fa passare dei brutti momenti e che l’unica offerta presa su uno di quei siti (taglio piega per la precisione) si è rivelata una delusione e mi hanno trattata malissimo, come se fossi una scroccona.
Ora, per carità, sono la prima a cui se venisse offerta una *tavoletta grafica della nota marca che utilizzo abitualmente per lavorare* gratis, probabilmente ripeterebbe cinque volte in due righe che questa e quell’altra illustrazione/post-produzione l’ha fatta con quel prodotto (ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale), però suvvia, svendere i miei favolosi (?) post per due assorbenti ed un appuntamento da una parrucchiera maleducata e cafona dall’altra parte della città… Ma siamo pazzi?
Ste aziende che preferiscono a della buona pubblicità fatta da chi è capace, la recensione gratis di qualche blogger senza criterio, solo perché ha più di tre visite al giorno, hanno rotto le balle, in generale proprio.
Che poi, avere più di tre visite al giorno sul blog, il 99% delle volte non è che la conseguenza di una fortunata serie di eventi, e che no, non equivale per forza ad essere bravi scrittori, stilisti mancati, o grandi esperti di personal branding.
Ricordatevelo, tutti.
Ed ora vado, che tra poco inizia Glee ed io non ho ancora iniziato il mio procedimento di idratazione pelle. Non ridete: sono stata tutto l’inverno senza mettere una crema che sia una ed ora cado a pezzi. Ma vediamo quanto dura, visti i miei ritmi lavorativi. E la mia voglia ed indole del *prendermi cura di me*. Quale? Appunto.
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