Sì, ok, voglio essere meno originale del solito e ne parlo: Splinder. Chiuderà? Non chiuderà? Da qualche mese in piattaforma è impossibile registrare nuovi account, non è più possibile acquistare pacchetti “pro” (come hanno detto in molti prima di me: se li era mai cagati qualcuno, i pacchetti pro?). Il momento per molti blogger è arrivato, o sta arrivando (senza più “entrate” una community non va avanti, non smetterò mai di dirlo, internet non è = gratis, ok?): fare le valigie, non prima di un bel backup di tutti i post e commenti, e migrare altrove. In qualsiasi caso non è una scelta del tutto errata, erano già parecchi anni che la community non funzionava più come doveva (altra domanda: ha mai funzionato? Chi si ricorda tra il 2005 e 2006 il boom dei blog pro-ana e nessun modo per denunciare la propaganda di “malato mentale è bello”?), io avevo già fatto le valigie nel 2008. Su iobloggo avevo trovato una community decisamente più “condominiale”, con tutti i pro ed i contro, per poi trasferirmi in via definitiva acquistando un dominio ed uno spazio mio, per svariatissimi motivi (no, non per via dei banner pubblicitari, visto che 12-15 euro l’anno per cancellarli non mi mancavano nemmeno nei periodi peggiori).
Splinder è stato il papà, l’inizio dei blog italiani. Per me è stato molto di più. Da sempre incline a tutto ciò che è creatività, per me è stato un mondo di nuove scoperte. Agli inizi del 2005 io sapevo disegnare decisamente bene, punto. Ora, plasmando le conoscenze che già avevo, aggiungendo un cambio corso accademico (da scenografia a grafica e design) ed ultimamente ad una specializzazione in grafica multimediale (web in particolare), anche grazie all’ input del blog, ho trovato una mia dimensione, uno scopo.
Non è poco. Probabilmente fossi stata dotata di intelligenza *superiore* avrei fatto il liceo scientifico, poi ingegneria, e mi sarei trovata un lavoro sicuramente prima, sicuramente maggiormente remunerato. Invece no. Nel 2005 sapevo disegnare bene. Ora so utilizzare in maniera più che dignitosa gli strumenti multimediali del pacchetto Adobe (che comunque si pronuncia “adobi” e non “adob(be)”, so che questa scoperta sarà causa di malessere e malcontento collettivo). Tranne flash con cui continuo a fare puntualmente gigantesche cagate, ma il motivo è semplice: è inutile e superato. So costruire un sito da zero (compatibile e retro compatibile, ben indicizzato e tutto il resto) senza bisogno di aiuti divini, so spendere le poche conoscenze che ho per fare dei lavori non sempre eccelsi e perfetti, ma comunque gradevoli all’occhio e tecnicamente il più corretti possibile. E conto di migliorare molto, ed entro il prossimo anno salire ad un livello superiore. Le parole “essere arrivati” nel mio campo (ed il molti altri) non esistono proprio, non esistono ora e non esisteranno fra 30 anni.
Dal 2005 io scrivo sul blog. Nulla di che, non scrivo nemmeno così bene (avrei fatto il liceo classico e lettere se ne fossi stata in grado). Nel 2005 sono approdata su Splinder dopo una breve (e poco intensa) esperienza su live messenger (il vecchio servizio blogging di microsoft msn, ora defunto). Spinta dalla curiosità, semplicemente. Beh, una scelta che mi ha stravolto e non poco la vita. Durante l’estate del 2006 ho studiato i concetti base della grafica, da sola, per non rimanere indietro, installando una versione Adobe vecchia come il cucco (l’unica che il vecchio cassone potesse supportare). Nel 2006 ho trasferito il mio corso di studi da scenografia a grafica e design (con conseguente persecuzione dei piani di studi andati a farsi fottere). Con non pochi sacrifici (tra cui il vecchio cassone sopraccitato) ho acquistato il mio primo ibook G4 (nonno del macbook) usato, perché non potevo permettermi altro. Inizialmente, non mi vergogno a dirlo, perché era ed è esteticamente superiore, e poi avevo la scusa che “il mac per la grafica è meglio”. Poi me ne sono innamorata e mai tornerei indietro, ma per mille motivi (anche professionali e di progetti futuri di ampliamento delle conoscenze) che non starò qui a spiegare.
Tutto è iniziato con il volere a tutti i costi diversificarmi. E giù tutorial. E giù libri di xhtml e css, documentazioni in arabo (quello che per me era l’inglese tecnico) su accessibilità e compagnia. E giù strafalcioni clamorosi, e facciate, e casini, e lacune troppo grandi per essere colmate da sole (da qui il corso frequentato da marzo). Non è stato tutto facile e bello, basta pensare che ho disegnato, impaginato, illustrato e scritto codice più negli ultimi 8 mesi e mezzo che nei due anni precedenti.
Insomma, tutto è partito da lì. Quindi dispiace, e tanto, sapere o credere che un giorno potrebbe chiudere. Un po’ come se chiudesse quel vecchio pub sgangherato dove si andava tutti assieme da ggiovani, il sabato sera, il posto dove anche se non vai più da tanti anni, racchiude comunque una storia.
In questo caso la mia.
E quella di chissà quanti altri colleghi, e presunti tali (che comunque fanno sempre colore).