Perle di saggezza ed altre storie.

Ieri, il rientro dopo la parentesi (chiamarle vacanze è una presa in giro nei miei confronti: non fatelo), è stato ovviamente un trauma, se aggiungiamo un tot di persone per le quali ogni volta vorrei fosse possibile girare con una saldatrice in borsa, il quadro è completo. Sono leggermente insofferente, come capita nelle migliori annate. Cioè sempre.

Vi ho giò detto che negli ultimi due annetti mi sono arrivate delle proposte indecenti (nel senso che facevano schifo), principalmente da:

  • due note case di assorbenti
  • dal famoso -il più famoso, attenzione!!- sito dei deal
  • dalla Wilkinson (!!!) -questo un paio di anni fa-

In tutto ciò credo di aver detto qualche volta (o spesso? Ve beh, che importa) che la ceretta è dolorosa, che il ciclo mi fa passare dei brutti momenti e che l’unica offerta presa su uno di quei siti (taglio piega per la precisione) si è rivelata una delusione e mi hanno trattata malissimo, come se fossi una scroccona.

Ora, per carità, sono la prima a cui se venisse offerta una *tavoletta grafica della nota marca che utilizzo abitualmente per lavorare* gratis, probabilmente ripeterebbe cinque volte in due righe che questa e quell’altra illustrazione/post-produzione l’ha fatta con quel prodotto (ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale), però suvvia, svendere i miei favolosi (?) post per due assorbenti ed un appuntamento da una parrucchiera maleducata e cafona dall’altra parte della città… Ma siamo pazzi?

Ste aziende che preferiscono a della buona pubblicità fatta da chi è capace, la recensione gratis di qualche blogger senza criterio, solo perché ha più di tre visite al giorno, hanno rotto le balle, in generale proprio.

Che poi, avere più di tre visite al giorno sul blog, il 99% delle volte non è che la conseguenza di una fortunata serie di eventi, e che no, non equivale per forza ad essere bravi scrittori, stilisti mancati, o grandi esperti di personal branding.

Ricordatevelo, tutti.

Ed ora vado, che tra poco inizia Glee ed io non ho ancora iniziato il mio procedimento di idratazione pelle. Non ridete: sono stata tutto l’inverno senza mettere una crema che sia una ed ora cado a pezzi. Ma vediamo quanto dura, visti i miei ritmi lavorativi. E la mia voglia ed indole del *prendermi cura di me*. Quale? Appunto.

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Sulle varie e sulle eventuali.

Le notizie sono ovviamente poche, come gli aggiornamenti, ma ci sono:

  • sul lavoro ci divertiamo. Lavoriamo un casino, ma l’ambiente è abbastanza sereno, anche se le invasioni ci sono state: personaggi di altri piani – 10 anime – sono saliti al nostro ed hanno portato non poco scompiglio negli equilibri che si erano formati, ora ci chiediamo tutte se sia il caso di comprare dei copri asse per i bagni delle donne e come faremo a riconoscere chi è stata in bagno prima di noi basandoci sull’odore del deodorante (…), e ci facciamo decisamente più problemi a starnazzare nella cucina davanti al caffe, a fine pausa pranzo. Inoltre, gelose dei nostri spazi e delle amicizie e dinamiche interne quali siamo, c’è piena paranoia a causa dell’arrivo di un paio di nuove stagiste, che comunque mi impegnerò ad accogliere con gioia personalmente (no, non nel senso che farò loro la festa con del Guttalax nel capuccino, ecco).
  • Ho passato il sabato più bello degli ultimi due mesi a Pavia, con Colui, il mio brufolo enorme sul mento, collega-amica e relativo fidanzato, siamo stati (anche) alla mostra di Rembrandt (incidere la luce; i capolavori della grafica), ho spiegato per filo e per segno tutte le tecniche calcografiche, la resa della luce e dell’ombra, dei panneggi, delle influenze italiane così diverse da quelle nord europee e così via, salvo poi scoprire che le medesime cose erano scritte nelle didascalie dalla pessima interlinea e spaziatura (colpo al cuore). E la cosa mi è piaciuta molto, avendo io questa tanto odiosa quanto utile indole da maestrina, nelle cose che mi competono.

Sono sempre stata consapevole che l’incisione fosse la tecnica artistica con, in assoluto, il giusto mix di razionalità e magia, mente e fisicità, tecnica e anima, il perché sarebbe lunghissimo da spiegare, ma sicuramente potranno capire a cosa mi riferisco i fotografi professionisti che si occupano di fotografia analogica, ma che si occupano anche di preparazione di supporti e sviluppo in maniera diretta.

Sono tanti anni ormai che mi occupo prevalentemente di grafica intesa come “fai il tuo progetto cartaceo tenendo conto di blablabla, poi apri il software e vai”, il che è tutto giusto e coerente coi tempi (e la richiesta), ma fa perdere quel qualcosa al nostro lavoro.

E boh, ora la smetto di tediarvi con le considerazioni personali da invasata e vi consiglio di andare a Pavia, in un bel giorno di sole, con le scarpe da ginnastica più comode che avete (la mostra è piccolina, Pavia pure, ma si sta in piedi tante ore a girare per tutto il centro storico che è delizioso), e di non dimenticare la batteria della vostra reflex completamente scarica (…).

Domani si ricomincia, c’è l’invasione da accettare e con cui instaurare almeno un rapporto sano e di reciproco rispetto. C’è lo stress, ci sono le scadenze, la palestra anche dopo 9 ore di ufficio (la morte), la mensa aziendale sempre peggio (pessima insalata cotta: no grazie), c’è Pasqua in arrivo e la voglia di non fare assolutamente nulla, anche se poi, dopo Pasquetta, tutti ti chiedono cosa hai fatto e tu sei costretta a rispondere: ho dormito e guardato film tutto il giorno (che sì, è un po’ da sfigati ma ci sta tutto).

Un giorno tutto questo assumerà un senso ed una forma ben definita.

Ne sono certa.

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Non sono più agile come quando avevo ottant’anni – parte 2

Il cambio stagione, inutile dirlo, mi ha messa ko.

Tutto ha inizio con venerdì scorso, dopo il lavoro, in palestra.

Distruggi, detto anche quello che pago per allenarmi 2-3 volte al mese (per il resto seguo le schede che mi lascia circa tre volte a settimana, non potendomi permettere economicamente di più), non si è smentito e mi ha massacrata. Ha il pallino delle sfide e dell’abbattere i limiti (anche se inizio a pensare che voglia abbattere me), non mi farebbe mai fare esercizi alla mia portata, no, sia mai. Affondi normali? Flessioni? Addominali? Macché, non solo almeno, cose turche ed imbarazzanti che poi da sola riesco a fare per grazia ricevuta e spirito di sopravvivenza, senza troppi danni. Insomma, per me, che come massimale di sfida, un tempo avevo solo la difficile scelta tra il cioccolato ed i popcorn davanti alla tv (poi alla fine sceglievo entrambi, per non fare dei torti a nessuno), non è facile togliermi tutti i paletti mentali che mi sono imposta in tutti questi anni in cui mi sono considerata impacciata ed impedita. Mentali perché fisicamente potrei fare di tutto, ed a quanto pare sono pure molto portata (così dice) ma anche molto bloccata e frignona.

Va beh.

Doccia, cenetta rapida e indolore rigorosamente a casa ed in piedi mentre con l’altra mano stendo il fard, esco con le amiche-colleghe.

Una ci tira il pacco, l’altra muore dentro e rimane in pizzeria fino alle 23 (…) per poi spostarsi di ben 100 metri per posare le terga in un pub tristissimo (è l’effetto della pizza, lo dico sempre), con l’ultima rimasta si va in giro per vicoli, si beve qualcosa, si incontra un suo amico, si ride come scemi tutta la sera, si torna a casa ad un orario dignitoso, che poi sono le tre.

Sabato e domenica ovviamente paralizzata, emicrania scampata per un pelo, giramenti di testa (e non solo), sonnolenza, inappetenza, senso di nausea, ormone a puttane e piena sindrome premestruale.

In pratica avrei avuto bisogno di questo lunedì per riprendermi da un fine settimana orrendo.

Sono stanca. Maledettamente.

Voglio rinascere figa e fare la fashionblogstar e mantenermi a botte di sponsor Chanel, Nikon e che so, svegliarmi alle 7 solo per sbaglio.

No, non è vero. Parla il ciclo per me. Bastardo.

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Sui lamenti perenni – regressione fase I

Mentre arrivano notizie abbastanza inquietanti sul futuro dei giovani lavoratori, io scrivo per dimenticare.

Sono mesi che lo dico, la differenza fra me ed un disoccupato, è che almeno il disoccupato dorme fino alle 12 o comunque ha tempo per fare un milione di cose, mentre io lavoro come un mulo. Le cose stanno cambiando, è vero, il prossimo stipendio sarà meno castrante (no, niente soldi che escono dai pori, non ancora), ma è anche vero che la mia pazienza diminuisce.

Scoppiano così casi del tipo *erika che se la prende con la consulente esterna l’ennesima volta in cui non viene calcolata di striscio a livello professionale* (del tipo che non vengo mai interpellata, mai creduta, mai nulla), roba pesante, frasi tipo: “sì, perché io qui sono la pianta grassa, non la grafica”, successivi cazziatoni e musi lunghi dalla collega. E simili.

Devo darmi una calmata o mi licenziano senza nemmeno avermi assunta, insomma, senza passare dal via. C’è comunque da dire che per forza di cose, non trattandosi di uno studio che opera nel mio settore, ma di un’ azienda multinazionale, arrivano richieste turche che devi soddisfare sempre e comunque, a costo di fare cose per cui i tuoi insegnanti di grafica e web si rivolterebbero nella tomba, e per le quali anche tu muori un pochino dentro.

Ma si va avanti. Avevo solo bisogno di sfogarmi un po’.

Ah giusto, sono ufficialmente in lutto fino a giugno, a causa della fine della seconda stagione di Pretty Little Liars. Ogni tanto mi sento così bimbaminchia da farmi paura, ma più aumentano stress e responsabilità, più ne ho bisogno. Sto decisamente regredendo.

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