Ho appena finito una lunga cena+litigata con Madreh. Semplicemente per lo stesso identico motivo da diciassette anni a questa parte (prima dei 10 anni ero molto più accondiscendente): per lei non esistono meriti, esistono solo le colpe, e poi magari qualche aiuto dal Signore. Ma meriti no.
Va beh. Sinceramente penso che abbia tantissimi pregi, mia mamma, è sempre stata una buona madre e di certo non la scambierei con nessuna mamma-per-amica (vomito al pensiero) del mondo, e sicuramente buona parte delle cose che sono riuscita a fare sono merito dei suoi sacrifici, dal modo severo in cui mi ha cresciuta ed addestrata e del suo carattere da generale di ferro, da cui senza dubbio sto prendendo il meglio del peggio (poveri i miei figli!).
Da lei ho imparato concetti come la determinazione, lo spirito di sacrificio (questo sconosciuto), l’autovalutazione costante e la responsabilità delle proprie azioni, ma anche l’affetto e l’empatia. Le ultime due cose spesso le dimentico, ma è una mia mancanza, non la sua.
Ma di certo non ha il merito di avermi insegnato il significato della parola autostima.
Per niente.
Perché ho scritto questo post? Non me lo ricordo, forse ero solo molto incazzata con lei, ma non perché imperfetta (e chi non lo è?) ma perché incapace di concedere a me, come a se stessa, un momento di quiete dopo un successo sudato e meritato.
Tutto questo per dire che domani ho il primo vero giorno libero da sei mesi (il contratto inizierà col primo del nuovo mese) e mi ha già imposto una lunga lista di cose da fare, per non far trovare la casa in disordine al prete che viene a benedire (quello simpatico come un dito nel culo, che irrompe in camera senza permesso o richiesta esplicita, spruzzando acqua stantia ovunque -anche sul mac- e che ogni anno rischia il linciaggio).
E poi “non vorrai mica dormire fino alle 8 o alle 9 eh? Mica hai 80 anni” (immaginatevi la scena quando avevo 18 anni ed andavo in discoteca, ok?).
Che domani ho da fare un mucchio di cose e pulizie. Che viene il prete a benedire.
No, spiegami, siamo nel 2012 ed hai una figlia atea… mi prendi in giro?
Si nota per caso che a 27 anni non mi pesa l’essere sottopagata come principio, ma perché avrei tanto bisogno di fare le mie (brutte) esperienze da sola, ma non posso?
EDIT: sì, ok, faccio ammenda, sono io che ho iniziato. Quando mi ha detto del prete ho guardato mio padre dicendo: “bene, dov’è la saldatrice?”, non l’ha presa benissimo.
L’ho scritto ma non l’ho pubblicato, l’ultimo post. Sono sparita perché ero troppo piena di rancore misto bile, cose che:

La donna delle svolte drastiche, con crisi esistenziali riguardanti il passato, e crisi di panico pensando al futuro.
Insomma, in perenne recessione-mentale.





