Esattamente.
(Chi si fa ingannare dalle gnocche seminude in testata e non legge, non ha capito un cazzo)
Esattamente.
(Chi si fa ingannare dalle gnocche seminude in testata e non legge, non ha capito un cazzo)
Ho perso la voglia di scrivere tra una discussione (pesante) coi miei e l’ennesimo straordinario che mi ha fatta arrivare a casa (di nuovo) quando tutti avevano già finito di cenare da un pezzo.
Questo mi pesa un sacco, la cena fredda intendo. Mi sa di povertà, di castigo, di solitudine e malattia mentale. Collego tante -troppe- emozioni al cibo, e questa è una di quelle. E non è bello, soprattutto se in passato hai giocato con la larghezza del tuo stomaco ed all’ altalena col peso. Soprattutto se spesso ti rendi conto che hai vinto solo una battaglia o forse due, ma che la guerra vera è una lotta eterna, un qualcosa con cui fare i conti ogni giorno, conti pieni di speranze, sensi di colpa, frustrazioni e così via.
Oggi sono pessimista, oggi vedo tutto color cacchina di neonato, ed aspetto di avere voglia di andare a votare, e poi finire i miei lavoretti.
So che le prossime due settimane saranno durissime, al lavoro dovrò dare il massimo, fare un sacco di straordinari, tenere duro ed affilare le unghie: arrivano due stagiste agguerrite e figherrime da accogliere con tanta serenità (forzata, s’ intende), di cui una di aiuto a noi grafiche, quindi dovrò anche mostrare tutta la mia fighettitudine per non scomparire, e per sopperire al fatto che io non sarò mai una gnocca stramagra da tailleur, tacco 12 e filo di perle. Devo essere forte e smetterla di piagniucolare.
Domani però.
Oggi sono entrata da Motivi due volte. La prima per provare un vestitino su cui sbavavo da tempo ma al quale non avevo nemmeno il coraggio di avvicinarmi (figurarsi cercare la mia taglia o provarlo), la seconda per comprarlo, visto che a) mi stava e soprattutto b) mi stava bene.
Sì, certo, alla modella sta molto meglio, ma che c’entra, è il suo lavoro stare da dyo con qualunque vestito, mica il mio. Quindi ”nessun rancore nei tuoi confronti, modella senza testa e con gambe perfette.”
La cosa bella non è stata tanto riuscire ad entrarci (la taglia è la mia, mica una in meno), o il fatto che, contro ogni mio pensiero, mi stesse pure bene (a detta altrui), ma la mentalità che ho verso un certo tipo di negozi, da qualche anno.
Un tempo sarei passata davanti a Motivi lamentandomi delle taglie un filo più striminzite del normale (innegabile la differenza con la stessa taglia da Zara, per fare un esempio, io che sono forte di seno e fianchi la sento tantissimo, soprattutto per come vengono tagliati ed assemblati i capi), sarei entrata, avrei provato una maglietta “la più grande che avete” e poi sarei uscita frignando perché mi faceva i rotoli e perché il mondo che si ferma alla taglia 46 è ingiusto.
Sì, è vero, è ingiusto.
Perché non vedo come mai una ragazza con una taglia in più della mia non possa nemmeno aspirare a provare un vestito tanto grazioso, e per questo da Motivi sono degli stronzi, però, non lo patisco più. Sono decisamente meno polemica, capita (e capita spesso) che un vestito mi stia (ormai trovare la mia misura non è più mission impossible) ma mi stia malissimo, e non ne faccio più un dramma.
Non esco più piangendo dal negozio, non torno a casa scofanandomi due vaschette di gelato guardando Cambio Vita su Sky, non odio il mondo e non do mentalmente dell’anoressica alla ragazza magrissima che mi passa davanti, appena uscita dal camerino.
Forse fa tutto parte del gioco.
Forse l’amor proprio, la voglia di continuare, ed il fatto di lavorare e stare per tante ore lontana da casa (da Madreh, principalmente, e dai continui battibecchi su come vivo, su quello che penso e su come mi esprimo) mi hanno aiutata, non lo so. O forse è stato semplicemente spegnere tutte quelle voci che parlano solo di taglie, di perdere peso in poco tempo, o di grasso dove il grasso non c’è, che mi facevano così male.
Sono felice, di questi piccoli risultati.
Ah sì, ho anche tagliato i capelli, venerdì, fin troppo corti, fin troppo mascolini, ma va beh. Quindi per un paio di mesi basta spese, che non posso nemmeno andare in rosso, col mio pseudobancomat.
Accidentaccio.
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Dico troppe volte la parola *lavoro*. Prendetemi così. Ormai mi hanno fatto il lavaggio del cervello e penso ed agisco solo il base ad esso. Sono da ricovero, o forse sono solo mentalmente pronta per andare all’estero.
Sono tanto, troppo acida. Devo lavorarci. O forse no.
E devo ricominciare a bere meno caffe.
Ah, giusto, voglio progettare un viaggio per le mie vacanze estive, di quelli da me, del tipo zaino e poco più, una specie di intercar, se possibile.
Nonostante lo stress e la stanchezza i 5 stelle e gli all inclusive nei villaggi squallore non mi avranno mai.